Fonti e percorsi della storia contemporanea/3

 

 

Carlo Stiaccini

Archivio Ligure della Scrittura Popolare

Università di Genova

Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea

 

  L’emigrazione italiana nelle Americhe tra XIX e XX secolo

 

 

 

       [documento n. 1, Cartolina illustrata, ALSP].

 

 

Tra il 1876 e il 1915 espatriarono circa 14 milioni di italiani. Molti di questi scelsero come luoghi di partenza i maggiori porti italiani. Uno dei principali, il primo fino all’inizio del Novecento, fu Genova. Da qui, centinaia di migliaia di persone si imbarcarono per raggiungere le americhe.

Assieme agli uomini, alle donne ed ai bambini, i piroscafi attraversavano l’Oceano con una notevole mole di corrispondenza: centinaia di migliaia, forse milioni di lettere che gli emigranti si scambiarono durante il grande esodo. Le lettere e cartoline svolgevano per gli scriventi la funzione insostituibile di rendere possibile il dialogo a distanza, di mantenere o riallacciare i contatti con i propri cari e con il proprio paese, assumendo un ruolo centrale all’interno dei meccanismi che regolavano le scelte e le strategie familiari. Oggi questi documenti si rivelano una fonte preziosa per indagare l’integrazione degli emigrati nel paese di accoglienza, la disgregazione familiare, l’allontanamento e la ricongiunzione, il mutamento degli atteggiamenti mentali nei confronti delle società d’oltreoceano. Si tratta di fonti fragili e deperibili ma allo stesso tempo insostituibili per la storia della soggettività, ossia dei sentimenti e delle percezioni degli emigranti, del modo in cui l’evento fu vissuto da milioni di uomini comuni che ne furono protagonisti.

L’istituzione di un centro di ricerca come l’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP) ha permesso, negli ultimi decenni, il recupero di una cospicua quantità di esempi di scrittura privata di gente comune: documenti eterogenei, talvolta sottratti casualmente all’oblio e alla distruzione, vecchie carte che sono spesso solo la parte sopravvissuta di insiemi molto più vasti. Lo studio di queste scritture, spesso stentate nella forma e difficili da decifrare, permette di non appiattire le diverse esperienze, ma anzi di dare al fenomeno emigrazione una profondità maggiore, restituendone un quadro vivo, complesso e differenziato.

I documenti che seguono ripropongono alcuni fra i temi caratterizzanti l’esperienza migratoria.

[documento n. 2-3, lettera scritta da Giuseppe Boero
al figlio Mario durante la traversata a bordo del piroscafo
Giulio Cesare. ALSP Fondo Boero].

 

Il viaggio è il primo elemento significativo, il primo “grande evento” con cui si scontra l’emigrante. Molte testimonianze ricostruiscono l’indimenticabile esperienza della traversata atlantica vissuta da molti come un vero e proprio rito di passaggio. L’emigrante ha da subito la necessità di scrivere ai propri cari per descrivere le tappe di avvicinamento al luogo di destinazione o anche solo per rassicurare i congiunti sulla propria salute. Lettere che raccontano di viaggi segnati da condizioni climatiche avverse e resi ancor più difficili, soprattutto per chi costretto a viaggiare in terza classe, dalle precarie condizioni igenico-sanitarie. 

 

 

 

 

[documento n. 4-5,

Lettera scritta da Angelo Taddei

 a Vittore Belli il 21 ottobre 1907,

 ALSP Fondo Belli-Taddei].

 

Il tema del lavoro è fra i più ricorrenti all’interno delle missive in arrivo dalle americhe. Lo scambio di informazioni di lavoro da una sponda all’altra dell’oceano influiscono sulle scelte e sulle strategie, sollecitano o sconsigliano nuove partenze, regolano in sostanza gli spostamenti di intere comunità. Angelo Taddei (documento n. 4-5) scrive da New York a Masanti, una località dell’alta Val di Taro, e racconta delle difficoltà del lavoro in un’america tutt’altro che terra di facili guadagni mettendo in discussione le scelte che lo hanno portato lontano da casa.

Altro tema ricorrente nelle scritture di emigrazione è quello del cibo. Odori e sapori di casa sono spesso evocati nelle lettere in arrivo dalle americhe. Il cibo è un elemento di identità culturale che contribuisce a mantenere saldi i contatti con i luoghi di origine. Ricevere, consumare e commerciare prodotti in arrivo dall’Italia come olio, castagne, formaggio, funghi, olive e vino diviene parte di una strategia di difesa contro lo sradicamento dal tessuto della comunità d’origine e la perdita d’identità soggettiva e sociale. Un esempio è riproposto dalla lettera scritta, in un italiano stentato e intriso di oralità dialettale ligure, dai fratelli Vignolo ai genitori, all’interno della quale è esplicita la richiesta di olio d’oliva  (documento n. 6-7).    

 

 

 

[documento n. 6-7,

Lettera scritta dai fratelli

Vignolo da Montevideo

 il 29 ottobre 1863. ALSP,

Epistolario Vignolo].

 

Spesso nella corrispondenza di emigrazione scrittura e fotografia sono strettamente complementari. Le fotografie che accompagnano la scrittura hanno la funzione di trasmettere un’illustrazione visiva, diretta, della realtà vissuta dall’emigrante ritraendone in maniera inconfutabile lo stato di salute o la raggiunta stabilità economica. Le cartoline illustrate soddisfano il bisogno di “vedere” e “far vedere” e contribuiscono ad alimentare il mito americano e l’immaginario che lo accompagna, che finisce per essere corroborato ma anche, e non di rado, mediato e ridimensionato dalle parole e dalla testimonianza dell’esperienza diretta. È il caso della cartolina postale illustrata della città di San Francisco spedita a Crocefieschi, nell’entroterra di Genova, e ridimensionata nella sua portata espressiva dalle parole stesse dello scrivente (documento n. 8).

 

[documento n. 8, Cartolina postale illustrata
spedita da San Francisco nel 1913, ALSP].

 

Bibliografia essenziale

 

 

o         AA.VV., La via delle Americhe. L’emigrazione ligure tra evento e racconto, Genova, Sagep, 1989.  

 

o         Baily S.L.- Ramella F., One Family, Two Worlds. An Italian Family Correspondence across the Atlantic,1901-1922, New Brunswick, Rutgers University Press, 1988.

 

o         Franzina E., Merica! Merica. Emigrazione e colonizzazione  nelle lettere dei contadini veneti e friulani in America Latina (1876-1902), Milano, Feltrinelli, 1979 (Verona, Cierre Edizioni, 19942).

 

o         Franzina E., L’immaginario degli emigranti. Miti e raffigurazioni dell’esperienza italiana all’estero fra i due secoli, Treviso, Pagus Edizioni, 1992.

 

o         Gibelli A. – Caffarena F., Le lettere degli emigranti, in P. Bevilacqua - A. De Clementi - E. Franzina (a cura di), Storia dell’emigrazione italiana - Partenze, Roma, Donzelli, 2001.

 

o         Porcella M., La  fatica e la Merica, Genova, Sagep Editrice, 1986.

 

o         Porcella M, Dal vagabondaggio all’emigrazione. Dall’appennino all’East Coast, in “Studi Emigrazione” n.138/2000 e, in versione ampliata, con il titolo Da girovaghi a emigranti. Lettere da Filadelfia 1826-1831, in P. Conti - G. Franchini - A. Gibelli (a cura di), Storie di gente comune nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare, Università degli Studi di Genova - DI.S.M.E.C, Acqui Terme, E.I.G., 2002.