Fonti e percorsi della storia contemporanea/1

 

 

  

Fabio Caffarena

Archivio Ligure della Scrittura Popolare

Università di Genova

Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea

 

 

 

La Grande Guerra raccontata dai soldati

 

 

 

 

 

Gente che scrive…la storia

 

Tra il XIX e il XX secolo si assiste alla diffusione della scrittura fra le classi popolari. Non si tratta di un fenomeno legato esclusivamente all’incremento della scolarizzazione e dell’alfabetizzazione, ma di una pratica indotta soprattutto dal bisogno di comunicare a distanza, di fissare la consueta comunicazione orale su un supporto in grado di abbattere le distanze e ricucire almeno idealmente gli strappi sociali e culturali causati dagli eventi separatori della modernità. I processi migratori [1] e le guerre [2] sono i grandi eventi dell’epoca contemporanea che coinvolgono le masse: tanti individui, ognuno con la propria soggettività, che allontanati dalle proprie case per affrontare un viaggio transoceanico alla volta delle Americhe o per raggiungere le trincee ed i campi di battaglia, devono necessariamente accedere alla scrittura per non interrompere le relazioni con chi è rimasto a casa.

Attraverso le testimonianze scritte ed orali [3] della gente comune - quando ancora concesse dal trascorrere del tempo - è possibile penetrare gli eventi storici in cui uomini, donne, ma anche bambini, si trovano coinvolti: si possono cogliere così le ricadute che la cosiddetta Grande storia ha sulla quotidianità soggettiva, partendo da un punto di osservazione privilegiato: dall’interno e dal basso.

 

Si tratta di una prospettiva storiografica basata su frammenti deboli, su fonti fragili esposte ad un forte rischio di dispersione, tuttavia in grado di fornire risposte non trascurabili.

 

Al fronte…armati di carta

 

Le testimonianze della Grande Guerra costituiscono il fondo più cospicuo dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (A.L.S.P.) di Genova [4] , uno dei principali centri di raccolta di testimonianze popolari in Italia insieme all’Archivio della Scrittura Popolare (A.S.P.) di Trento ed alla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale (A.D.N.) di Pieve Santo Stefano (Arezzo): circa il 40% delle unità archivistiche complessivamente conservate nell’istituto genovese riguarda il primo conflitto mondiale, per un totale di oltre 10.000 carte, a conferma che la Grande Guerra  è stata “una fucina di scrittura” [5] , un volano per la sua diffusione di massa, soprattutto fra soggetti illetterati o precariamente alfabetizzati per i quali l’esperienza bellica rappresenta un’occasione di acculturazione. Il 75% delle testimonianze raccolte appartiene infatti a soldati semplici, molti dei quali di origine contadina (35%), provenienti dalla Liguria (45%), dal Piemonte (20%) ed anche dalle regioni meridionali.

Le comunicazioni dei fanti-contadini impegnati al fronte testimoniano il faticoso passaggio dalla comunicazione orale alla scrittura e non di rado tracce di voce sono rimaste impresse nelle missive, proprio come nel caso di questa missiva scritta nell’aprile 1915 da un giovane alpino ligure, che si chiude con un saluto quasi…”urlato” [6] :

                          

Il saluto “gridato”… in attesa della guerra

 

Scrivere diventa l’unico strumento per dare e ricevere notizie, avanzare richieste, per non sentirsi completamente sradicati dal proprio contesto sociale. Si scrive perchè si è ancora vivi, poi si desidera ricevere molta corrispondenza, e ciò significa non essere soli, la rassicurante prova che qualcuno a casa è in pensiero. Ma non si comunica solo con la famiglia: durante la guerra molti soldati intrattengono rapporti epistolari con le madrine e le volontarie dei Comitati di assistenza [7] , oppure con il parroco del paese d’origine, una delle poche persone che, soprattutto nei piccoli centri di campagna, sappia leggere e scrivere, diventando per molte famiglie il mediatore comunicativo fra il fronte di guerra e la casa [8] . Non si tratta però di comunicazioni libere, in quanto la censura - e il conseguente, insopportabile rischio che le comunicazioni non giungano tempestivamente a destinazione - condizionano pesantemente i testi.

 

Un caso di corrispondenza censurata inviata ad un sacerdote

 

I carteggi restituiscono la quotidianità dell’esperienza bellica, i diari e le memorie si inseriscono invece in una cultura chirografica generalmente più matura, rivolta ad una rielaborazione critica degli eventi. Non mancano comunque esempi di diari ed autobiografie popolari dove la pratica del “tener agenda”, abbastanza comune tra i  contadini, gli artigiani e soprattutto tra i piccoli commercianti [9] , si evolve nelle annotazioni scarne e concise dei soldati, in cronache talvolta minuziose degli eventi di guerra, ma tenute come raccolte di appunti. Un esempio di questo tipo è fornito dal taccuino del caporale degli alpini Luigi Marenco [10] , contadino valbormidese, nel quale sono annotate le tappe di avvicinamento al fronte e le azioni militari, corredate da semplici ma precisi schizzi topografici.   

 

 

 

          Pagine del diario di Luigi Marenco risalenti all’estate del 1915

 

Scrivere diventa una pratica diffusissima che impegna gran parte del tempo libero dei soldati, “una necessità indotta dalle grandi separazioni che scandiscono, dolorosamente, il progressivo avvento della società di massa” [11] . Durante la Grande Guerra in Italia, nonostante un tasso di analfabetismo medio attestato intorno al 38%, con notevoli scompensi fra le varie regioni (dati Censimento 1911), vengono movimentati giornalmente circa tre milioni di invii postali [12] : “una miniera documentaria - come ha sottolineato Antonio Gibelli - che resta e resterà forse per sempre nella sua maggior parte inesplorata, a motivo del suo carattere potenzialmente sterminato” [13] .

Ciò che è rimasto, anche le testimonianze non ancora ritrovate e disperse nell’oblio degli archivi, nelle cantine e nelle soffitte di casa, sono dunque solo schegge di memoria che restituiscono frammenti della Grande Guerra utili per capire gli atteggiamenti soggettivi di tanti soldati di fronte agli orrori dei combattimenti. Una quantità irrisoria di testi (appena qualche decina di migliaia…!) se paragonata all’effettiva massa di scrittura prodotta dai soldati, ma in termini relativi si tratta pur sempre di un buon campione di carte a disposizione dei ricercatori. Un flusso di parole che generalmente evidenzia come gran parte dei combattenti siano stati “forzati” della guerra e solo in rarissimi casi manifestano entusiastiche adesioni al conflitto.

 

 

Soldati italiani in trincea: in attesa dell’assalto si pensa e si scrive ai propri cari…


 

Bibliografia citata

 

o         Bartoli Langeli A., La scrittura dell’italiano, Bologna, Il Mulino, 2000.

 

o         Bermani C. (a cura di), Introduzione alla storia orale, Roma, Odradek, 1999 (Vol.I, Storia, conservazione delle fonti e problemi di metodo) e 2001 (Vol. II Esperienze di ricerca, con un elenco dei centri internazionali attivi nel recupero delle fonti popolari).

 

o         Cadioli B. - Cecchi A., La posta militare italiana nella Prima guerra mondiale, Roma, Ufficio Storico dell’Esercito, 1978.

 

o         Caffarena F., Lettere dalla grande guerra: il caso italiano. scritture del quotidiano, monumenti della memoria, fonti per la storia, Milano, Unicopli, 2005 (titolo provvisorio, di prossima pubblicazione).

 

o         Caffarena F., Il fronte delle parole. Scritture della Grande Guerra, in Conti P. - Franchini G. - Gibelli A. (a cura di), Storie di gente comune nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare, Università degli Studi di Genova - DI.S.M.E.C, Acqui Terme, E.I.G., 2002.

 

 

o         Contini G. - Martini A., Verba manent. L’uso delle fonti orali per la storia contemporanea, Roma, N.I.S., 1993.

 

o         Gibelli A., Introduzione all’edizione italiana in P. Fussell, La Grande Guerra e la memoria moderna, Bologna, Il Mulino, 2000.

 

o         Gibelli A., Dal “grigio” al “rosso”? appunti su corrispondenza privata e storia degli italiani in tempo di guerra, in “Storia e memoria”, n.1/1997.

 

o         Gibelli A., L’epistolografia popolare fra Prima e Seconda guerra mondiale, in Carlotti A. L. (a cura di), Italia 1939 - 1945. Storia e memoria, Milano, Vita e Pensiero, 1996.

 

o         Gibelli A., L’officina della guerra. la grande guerra e le trasformazioni del mondo mentale, Torino, Bollati Boringhieri, 1991 (19982).

 

o         Isnenghi M., Le guerre degli Italiani. parole, immagini, ricordi 1848 - 1945, Milano, Mondadori, 1989.

 

o         Landi S., La guerra narrata. Materiale biografico orale e scritto sulla seconda guerra mondiale, Venezia, Marsilio 1989.


 

o         Marchesini D., Il bisogno di scrivere. Usi della scrittura nell’Italia moderna, Roma-Bari, Laterza, 1992. 

 

o         Molinari A., La buona signora e i poveri soldati. Lettere a una madrina di guerra (1915-1918), Torino, Paravia-Scriptorium, 1998.

 

o         Procacci G., Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra, Roma, Editori riuniti, 1993 (Torino, Bollati Boringhieri, 20002).

 

o         Puggioni G., Come le vacche sull’Alpe di Gigiai. Lettere al parroco di Montemezzo dalle trincee della Grande Guerra, Como, Istituto comasco per la storia del Movimento di Liberazione, 1997.

 

o         Revelli N., L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale, Torino, Einaudi, 1971.

 

o         Spitzer L., Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918, Torino, Boringhieri, 1976.

 

o         Zadra C., Quaderni di Guerra. Diari e memorie autobiografiche di soldati trentini nella Grande Guerra, in “Materiali di Lavoro”, n.1-2-3, 1985.

 

 

 

 

 


 

[1] Sulle scritture degli emigranti si veda lo specifico modulo didattico a cura di Carlo Stiaccini.

 

[2] La bibliografia sulle fonti epistolografiche e memorialistiche della Grande Guerra è ormai vastissima: per quanto riguarda il caso italiano mi limito a segnalare L. Spitzer, Lettere di prigionieri di guerra italiani 1915-1918, Torino, Boringhieri, 1976; M. Isnenghi, Le guerre degli Italiani. parole, immagini, ricordi 1848 - 1945, Milano, Mondadori, 1989; A. Gibelli, L’officina della guerra. la grande guerra e le trasformazioni del mondo mentale, Torino, Bollati Boringhieri, 1991 (19982), G. Procacci, Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra, Roma, Editori riuniti, 1993 (Torino, Bollati Boringhieri, 20002) e F. Caffarena, Lettere dalla grande guerra: il caso italiano. scritture del quotidiano, monumenti della memoria, fonti per la storia, Milano, Unicopli, 2005 (titolo provvisorio, di prossima pubblicazione). Sulle caratteristiche delle testimonianze popolari relative alla Seconda guerra mondiale cfr. M. Isnenghi, Le guerre degli Italiani...cit.; S. Landi, La guerra narrata. Materiale biografico orale e scritto sulla seconda guerra mondiale, Venezia, Marsilio 1989 ed i contributi di A. Gibelli, L’epistolografia popolare fra Prima e Seconda guerra mondiale, in A. L. Carlotti (a cura di), Italia 1939 - 1945. Storia e memoria, Milano, Vita e Pensiero, 1996 e Dal “grigio” al “rosso”? appunti su corrispondenza privata e storia degli italiani in tempo di guerra, in “Storia e memoria”, n.1/1997. Si vedano inoltre gli imprescindibili studi di N. Revelli e, in particolare per quanto riguarda l’epistolografia, L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale, Torino, Einaudi, 1971.

 

[3] Sull’utilizzo delle fonti orali cfr. G. Contini - A. Martini, Verba manent. L’uso delle fonti orali per la storia contemporanea, Roma, N.I.S., 1993 e gli studi di C. Bermani (a cura di), Introduzione alla storia orale, Roma, Odradek, 1999 (Vol.I, Storia, conservazione delle fonti e problemi di metodo) e 2001 (Vol. II Esperienze di ricerca, con un elenco dei centri internazionali attivi nel recupero delle fonti popolari).

[4] Sulle testimonianze conservate all’A.L.S.P. cfr. F. Caffarena, Il fronte delle parole. Scritture della Grande Guerra, in Conti P. - Franchini G. - Gibelli A. (a cura di), Storie di gente comune nell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare, Università degli Studi di Genova - DI.S.M.E.C, Acqui Terme, E.I.G., 2002.

 

[5] C. Zadra, Quaderni di Guerra. Diari e memorie autobiografiche di soldati trentini nella Grande Guerra, in “Materiali di Lavoro”, n.1-2-3, 1985, p.210.

 

[6] Per la trascrizione completa e l’analisi dell’epistolario di questo soldato, costituito da circa 300 missive, cfr. F. Caffarena, Le terre matte e il caro paese. Epistolario di guerra dell’alpino Emanuele Calosso (1915-1918), Comune di Finale Ligure, 2001.

[7] Su questo argomento rimando ad A. Molinari, La buona signora e i poveri soldati. Lettere a una madrina di guerra (1915-1918), Torino, Paravia-Scriptorium, 1998.

 

[8] A questo proposito si veda ad esempio G. Puggioni, Come le vacche sull’Alpe di Gigiai. Lettere al parroco di Montemezzo dalle trincee della Grande Guerra, Como, Istituto comasco per la storia del Movimento di Liberazione, 1997. Un cospicuo fondo di lettere inviate al parroco di Fara Novarese sarà prossimamente pubblicato a  cura di Carlo Stiaccini.

[9] Cfr. C. Zadra, cit., p.211.

 

[10] A.L.S.P., Diario Marenco 1915

 

[11] D. Marchesini, Il bisogno di scrivere. Usi della scrittura nell’Italia moderna, Roma-Bari, Laterza, 1992, p.XVI. Su questo tema si veda anche A. Bartoli Langeli, La scrittura dell’italiano, Bologna, Il Mulino, 2000.

[12] Su tale argomento rimando a B. Cadioli - A. Cecchi, La posta militare italiana nella Prima guerra mondiale, Roma, Ufficio Storico dell’Esercito, 1978.

 

[13] A. Gibelli, Introduzione all’edizione italiana in P. Fussell, La Grande Guerra e la memoria moderna, Bologna, Il Mulino, 2000, p. XXIV.