racconto di Luca Demetrio classe 2 B finalista al concorso c'era una svolta

---C’era un svolta--- Anno 2009---
Treno in ritardo 0707, alias Demetrio Luca

Sempre dritto come un righello mi giro nuovamente verso di Aurora.
Non avevo mai notato che lei mi sorride sempre, ogni volta che la guardo, per qualsiasi cosa.
Questa volta il mio sguardo resta a lungo sui suoi occhi, quasi essi non vogliono staccarsi.
Cosa mi succede? Mi batte il cuore. “Davide tira dritto come un righello, non parlare a nessuno.”
La mia mamma mi segue dappertutto.
“ Mamma mi batte forte il cuore. Sono malato?”
Vuoto e silenzio. Questa volta la sua risposta non risuona nella mia mente.
Paura. Mia mamma non mi ha risposto. Tragedia. Devo arrangiarmi. Tristezza. Non so come fare.
Non so quanto tempo fosse passato. So soltanto che Giulio mi aveva appena centrato con un aeroplanino di carta. Esso recitava una poesia di pochi versi:
“ Il mio Davidino è
caduto negli occhi di Aurora!
Preparate le feste! Si sposeranno!”
Stavo ancora leggendo quando il prof di italiano mi strappa dalle dita il foglio.
“ Davide, devi stare attento, non giocherellare con qualcuno.”
Questa volta non rispondo. Sono in imbarazzo totale.
Non mi era mai capitata una cosa del genere. Non ero mai stato ripreso da un professore.
Ansia. Lo viene a sapere mia madre. Dolore. Mi sgrida. Terrore. Mi mette in punizione.
Vendetta. Ah, sì. Adesso basta. Vendetta. Giulio la paga. Vendetta. Vendetta. Vendetta!
Un buffetto sulla spalla mi sveglia dalle mie “macchinazioni”. Aurora.
Aveva notato, mentre pensavo, che ero diventato paonazzo. È visbilmente preoccupata. Subito mi ricompongo, dritto come un righello. Lei ride e mi guarda con i suoi occhi verdi.
Io la guardo senza dire niente e una pallina di carta mi scivola lungo la schiena. Mi ero dimenticati di Giulio. Non ho pù rabbia. È scomparsa. Al suo posto c’è una mente che ragiona e pensa a come farla pagare a quel bambino troppo cresciuto di nome Giulio.
Suona la campana. Fine lezioni. Mi avvio verso l’uscita quando sento la presenza di Aurora al mio fianco. Mi prende la mano e me la stringe. Sento uno strano calore che mi pervade in maniera velocissima. Sono malato?
Mi sveglio da questo stato. Aurora non c’è più. Capisco in quell’istante quanto è vuoto il cortile.
Arrivo a casa e non dico niente ai miei genitori. Non voglioche sappiano che il prof mi ha ripreso.
Comunque ho deciso. Gliela faccio pagare a Giulio. La scatola. Eccola. La apro. Sono sicuro? La apro. Sì, lo sono. La apro. Vendetta. Nel momento in cui il fondo della scatola viene esposto alla luce artificiale della lampadina, un’ondata di odio, dolore, tristezza mi travolge Da fredda e impacciata la mia anima cambia colore. Una macchia nera come la pece si allarga a macchia d’olio
È tempo di vendetta. Vendetta. Vendetta! Vendetta... non ancora. Riverso i miei sentimenti nella scatola, ma qualcosa si è attaccato alla mia anima. Chiudo la scatola. Ceno. Vado a dormire. Dormo. Ore 7.30. Mi alzo. Faccio colazione. Scuola. Varco l’ingresso dritto come un righello, come mi ha insegnato la mamma. Entro in classe. C’è Aurora seduta. Sta piangendo. Mi siedo accanto a lei. Mi guarda e capisco che è successo qualcosa a lei o alla sua famiglia. Di colpo il calore mi pervade nuovamente. Sento un battito di cuore. Non è il mio. È il suo. La abbraccio, come se volessi trasmettele il mio calore. Il tempo si è fermato. La abbraccio. La sua testa sulla mia spalla. I singhiozzi cessano. Il respiro torna normale. Adesso sento calore. Non riesco a udire i commenti degli altri. Giulio ci divide perchè ci dice non vuol vedere scene romantiche prima dell’arrivo all’altare.
Sangue. Dal suo nasoc cola del sangue. Sulle mie nocche c’è del sangue. Rumori. La classe è intorno. “Cosa è successo?” Non rispondo. “Davide, cos’hai fatto?!” Non rispondo. “Davide prenderà una nota, come minimo.” Non rispondo. “Davide, vieni subito qui alla cattedra.” Vado. Il professore mi guarda. “Prend il diario, dammelo.” Glielo do. Scrive qualcosa. Me lo restituisce. Giulio, svenuto viene portato in infermieria. Aurora mi guarda. Esco dalla classe, non più dritto come un righello ma come camminano gli altri.sento dei passi in corridoio. Aurora.
Ci fissiamo. Non so com accadde. Mi avvicino a lei, le mie mani sulle sue guancie. Avvicino le mie labbra alle sue. Nessuno ci interruppe.
Fantastico e meraviglioso. Capisco in quel momento che il righellosi era spezzato e che, da quei frammenti stava nascendo un ragazzo nuovo.
Capisco che quella sera i sentimenti non erano tornati nella scatola. Erano rimasti con me. Capisco che io e Giulio saremmo diventati amici dopo questo spiacevole fatto.
Capisco che sareiriuscito ad affrontare i miei genitori.
Capisco che avrei risposto ad ogni domanda.
E ho capito che io ed Aurora saremmo stati sempre felici.